CELEBRAZIONE DEL 80° ANNIVERARIO DELLA LIBERAZIONE – 25 APRILE A RIMINI
Nella mattina del 25 aprile, una rappresentanza di baschi azzurri della sezione ANAE “VEGA” ha partecipato con il proprio vessillo associativo alla cerimonia celebrativa organizzata per commemorare la storica ricorrenza del 80º anniversario della Liberazione d’Italia

Un momento solenne iniziato con un corteo cittadino, partito dal monumento al Parco Cervi, che ha percorso i luoghi della memoria della Città di Rimini e si è concluso in Piazza Cavour.

Presenti insieme al Prefetto di Rimini Giuseppina Cassone, il sindaco Jamil Sadegholvaad, l’assessore della Regione Emilia Romagna Roberta Frisoni, tante autorità militari, con il comandante del 7° rgt AVES “VEGA” Col. Federico Tonon, e civili, le associazioni partigiane, combattentistiche e d’Arma, gli studenti e tantissimi cittadini.

Testimonianze toccanti e commoventi degli studenti, appartenenti alle classi V di diverse scuole superiori del territorio, che hanno partecipato all’ultimo viaggio della Memoria, organizzato dall’Attività di Educazione alla Memoria del Comune di Rimini, hanno letto alcuni passaggi delle lettere scritte dai partigiani nei difficili momenti che precedono le loro esecuzioni:
“Io sono tranquilla. Tu devi dire a tutti i nostri cari parenti, nonna e gli altri, che mi perdonino il dolore che do loro. Non devi piangere né vergognarti per me. Quando sarai grande capirai meglio…” (Paola Garelli, 28 anni)
“Cara Mamma, oggi 17 alle ore 7 fucilati innocenti. La mia salma si trova di qua dalla scuola cantoniera dove sta Albegno, di qua dal ponte. Potete venire subito a prendermi. Mi sono tanto raccomandato, ma è stato impossibile intenerire questi cuori. Mammina, pregate per me, dite ai miei fratelli che siano buoni, che io sono innocente. Mentre scrivo ho il cuore secco, mamma e babbo cari venite subito a prendermi…” (Renato Magi, 18 anni)
“Mia adorata Pally, sono gli ultimi istanti della mia vita. Pally adorata ti dico a te saluta e bacia tutti quelli che mi ricorderanno. Credimi non ho mai fatto nessuna cosa che potesse offendere il nostro nome. Ho sentito il richiamo della Patria per la quale ho combattuto, ora sono qui… fra poco non sarò più, muoio sicura di aver fatto quanto mi era possibile affinché la libertà trionfasse…” (Irma Marchiani, 33 anni)

Sono intervenuti il presidente dell’ANPI Andrea Caputo ed il sindaco Jamil Sadegholvaad di cui riportiamo alcuni passaggi del discorso:
“Voglio dire, molto semplicemente, che la Liberazione è il giorno che unisce il sentimento di tutti coloro i quali amano la libertà e la democrazia. Per questo è ‘festa nazionale’. Per questo è la festa di tutti. Da quel 25 aprile di 80 anni fa Il Paese è fortemente cambiato, come il contesto internazionale. Non c’è più, fortunatamente, la necessità di riconquistare i valori di libertà, di democrazia, di giustizia sociale, di pace che animarono, nel suo complesso, la Resistenza. Oggi però c’è la necessità, l’urgenza, di difendere quei valori. La democrazia va sempre, giorno dopo giorno, affermata e realizzata nella vita quotidiana. Il 25 aprile fu lo sbocco di un vero e proprio moto di popolo: per questo la qualifica di “resistenti” va estesa non solo ai partigiani, ma ai militari che rifiutarono di arruolarsi nelle brigate nere e a tutte le donne e gli uomini che, per le ragioni più diverse, rischiarono la vita per nascondere un ebreo, per aiutare un militare alleato o sostenere chi combatteva in montagna o nelle città.
La Costituzione italiana, nata dalla Resistenza, è antifascista e momento fondante di una storia e di una memoria condivisa. Una Costituzione vale la pena rimarcarlo, che ha consentito libertà di parola, di voto e addirittura di veder presenti in Parlamento esponenti che contestavano quella stessa Costituzione nei suoi fondamenti. Proprio per questo va affermato che il 25 aprile è patrimonio di tutta l’Italia, la ricorrenza in cui si celebrano valori condivisi dall’intero Paese. Personalmente ritengo un atto di autolesionismo puro le polemiche che, con cadenza puntuale, tendono a costruire intorno alla Festa della Liberazione un clima di divisione, quasi di tifo. Autolesionismo perché è quasi come se ogni volta si segasse il ramo su cui si sta seduti da 80 anni insieme. Quel ramo si chiama Repubblica Italiana. Ha detto qualche anno fa il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: Ogni movimento di liberazione porta con sé l’orizzonte e la ricerca di un ordine pienamente giusto e risolutivo dei temi della convivenza.”
Mauro Bloise, giornalista e Direttore Editoriale del Basco Azzurro
